Pizzo Macramè: usi e caratteristiche
Il tessuto macramè è uno dei pizzi più raffinati presenti in commercio, ideale per la confezione di abiti da sposa o da cerimonia, oppure per la biancheria da letto matrimoniale. Scopriamo insieme a I Maestri del Corredo la storia che si cela dietro questo prezioso e affascinante tessuto: pizzo macramè.
Pizzo macramè: storia e curiosità
Il termine macramè deriva dall’arabo, probabilmente da macramia, che significa fazzoletto o frangia intrecciata. I primi segni del macramè tessuto si ritrovano nei resti delle città assire e babilonesi, nei decori dei vestiti di alcune statue sopravvissute al tempo.
Sono stati però proprio gli arabi ad arricchire la tecnica del pizzo macrame, inserendola in molti dei loro abiti e tessuti: il ricamo fatto con pizzi macrame impreziosiva i bordi dei vestiti delle donne e degli uomini più ricchi.
Grazie agli arabi, questa tecnica è approdata in Europa, passando prima per la Spagna. In Italia, è stata per molti decenni la Liguria la patria indiscussa dell’arte del macramè: l’abilità di intrecciare i fili per realizzare dei nodi decorativi.
Come realizzare il macramè, pizzo pregiato e rinomato
Oltre al filo, il macramè ha un solo strumento: le nostre dita. Potrebbero tornare utili una superficie in cui fissare i fili (come un cuscino imbottito), degli spilli per fermarli e un filo più spesso per fare da portanodi (andrebbe bene anche un bastoncino fermato con dei sostegni).
Il filo può essere di qualsiasi tipo e la scelta dipende esclusivamente dal risultato che intendiamo ottenere. Per iniziare, si può utilizzare anche del semplice cotone. Una volta fissati i fili sul portanodi, bisogna intrecciarli in modo da ottenere dei nodi decorativi.
Alcuni dei più comuni sono: nodo semplice o singolo, nodo piatto e nodo barretta. Nel primo caso si annodano due fili tra loro, creando un piccolo anello dal quale passa uno dei due. Il nodo piatto si realizza facendo passare un filo esterno sopra quelli interni e poi sotto l’altro esterno; si prende quest’ultimo e lo si fa passare prima sotto quelli interni e poi dentro l’asola formata dal primo: si tira ed il nodo è fatto.
Infine, il nodo barretta è composto da un filo che è il corpo centrale e dagli altri che sono i fili annodatori: si avvolge ciascuno dei fili annodatori due volte sul corpo centrale, da dietro verso avanti, facendo andare il centrale in diagonale verso l’interno.
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